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Il teatro è un linguaggio diverso dai social e quindi sento la responsabilità di riconsegnare qualcosa di autentico e vorrei che le persone ci si ritrovassero, almeno un po’. Nel monologo condivido i miei disagi esistenziali e li estremizzo e quindi, più che uno spettacolo comico o di stand up, è un monologo crepuscolare comico.
Ovviamente si tratta di pure estremizzazioni, anche perché non sono di certo una stalker e non inseguo le persone che mi piacciono per strada. I miei follower empatizzano molto, evidentemente evidenzio dei nodi interiori e delle cose che molti pensano ma che nessuno dice e, i personaggi perdenti, sono sempre quelli con cui leghiamo di più perché ci aiutano a capire meglio la realtà. Ci fanno sentire meno soli.
Posso sintetizzare questo show vibrante in poche parole: è un fallimento ricreativo, un’infanzia turbata dalla prima comunione a Lourdes e dagli amici immaginari, un manuale per chi sceglie la strada sbagliata sempre, come me d’altronde.
Qualcuno ha detto che è fatto di pillole tragicomiche…sono abbastanza d’accordo.
È proprio riconoscendo e accettando le piccole-grandi tragedie della vita, e i nostri limiti, che troviamo la pace. Nello spettacolo racconto che quando mi sono accorta di essere “mediocre” questo ha rappresentato un trauma, ma quando poi fai pace con la tua mediocrità e ti prendi poco sul serio… tutto diventa sublime.
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